Pallotta guarda al di là della classifica. Oltre a Friedkin altri due gruppi Usa

RASSEGNA STAMPA

(La Gazzetta dello Sport - M. Cecchini) - Per chi segue il calcio del Terzo Millennio, oggi non è un giorno come un altro. Il 30 giugno si chiudono i bilanci e quindi, per certi versi, si orienta il futuro della squadra che verrà.

Certo, a Trigoria si sperava che il sogno della rimonta Champions potesse rimanere vivo più a lungo, ma i 9 punti di distacco dall’Atalanta (10 virtuali per gli scontri diretti) non autorizzano sogni, almeno fino a quando non si giocherà in Europa League.

Ovvio che il club in questo modo perda di “appeal” o, se vogliamo, non spinga gli investitori a soddisfare le richieste di James Pallotta, che pure spera nel mese di luglio per incassare il via libera sullo stadio.

In ogni caso, il rapporto con Friedkin non si è affatto interrotto, anche se ambienti vicini alla trattativa smentiscono colloqui fra legali nell’ultima settimana.  Nel mondo degli affari, però, questo in genere è solo un dettaglio, anche perché Friedkin, rispetto ad altri, ha il vantaggio di aver già fatto la “due diligence” e perciò è quello che potrebbe chiudere in tempi più brevi.

Ma il texan-californiano non è il solo attratto dalla Roma, perché ci sono anche due altri gruppi statunitensi interessati. Di sicuro costoro stanno esaminando i dati che è possibile condividere nella cosiddetta “dataroom”. È ancora presto per gli invii dei documenti dall’Italia – o addirittura per i blitz nella Capitale – ma almeno questo primo esame “virtuale” serve per fare una sorta di scrematura utile ad allontanare i semplici speculatori. Forse è ancora troppo presto per sperare che intorno alla Roma si scateni un’asta fra magnati, ma abbastanza per credere che Pallotta possa continuare a sperare di spuntare un prezzo migliore dei 575 milioni proposti da Friedkin.