De Rossi: "Kolarov? Spero che domani la frattura si ricomponga. Nelle difficoltà DiFra non perde mai la testa"

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Il capitano giallorosso Daniele De Rossi è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia di Roma-Porto. Queste le sue parole:

Hai difeso Kolarov da Capitano e amico, è un momento per ricomporre qualcosa che si è rotto?
Se si dovesse ricomporre questa piccola frattura io sarei il più contento del mondo, Alex per me è un fratello. Dico ai tifosi di fidarsi di me quando dico che è un grande professionista, non è romanista da quando è piccolo ma è un professionista. Io preferisco quelli così che quelli che al primo dolorino si fermano o storcono il naso se gli chiedi di giocare in un altro ruolo. Il tifoso però va sempre rispettato, spero che domani sia il giorno giusto per ricomporre la frattura.

L'esperienza fatta lo scorso anno in Champions può aiutare?
Sì, è un valore aggiunto. Ci fa arrivare più pronti a partite delicate. Fermo restando che il Porto è abituato a giocarle da diversi anni, anche per noi può essere un vantaggio. La Champions scorsa poteva finire anche meglio ma non dobbiamo attaccarci a quello che è stato e dobbiamo preparare bene la partita.

Cosa ti ha colpito della Roma nel periodo in cui sei stato fuori?
I risultati che non sono stati sempre brillanti. Secondo me abbiamo fatto partite buone ma non abbiamo fatto i punti che meritavamo. Come dice il mister quelli che stanno fuori sono sempre più bravi, si notava che quando subivamo un gol andavamo in difficoltà. Le ultime prestazioni, cancellando Firenze, sono state positive.

Se stai bene vuoi continuare a giocare?
Questo l'ho sempre detto, se sto bene continuo a giocare. I miei compagni e il mister mi danno importanza, ma loro non sanno quanto sono importanti per me. Negli ultimi anni mi hanno fatto sentire importante e mi accorgo che le prestazioni sono buone perché quando ti senti importanti è tutto più semplice. Devo ringraziare loro per farmi sentire sempre desiderato.

Percepisci un "rumore" diverso quando giochi all'Olimpico?
Allo stadio mi sono sempre sentito a casa mia, sento tanto affetto. Questo è stato un po' il percorso che ha fatto anche Totti, alla fine si sono tutti inchinati alla sua grandezza. Io penso che derivi dal fatto che sai giocare a pallone. Se faccio le cose giuste il rumore del pubblico è quello giusto. Ci sta il rumore positivo quando fai le cose giuste e quello negativo quando fai le cose sbagliate. Il calcio è così.

Nell'ultimo anno siete stati 3-4 volte sull'orlo del baratro, cosa ha Di Francesco come allenatore in positivo o in negativo?
Ha un'idea di calcio che non cambia se le cose vanno male o bene. Riesce a riconoscere i nostri problemi, un allenatore che in difficoltà mette 10 attaccanti ti squilibria. Lui invece fa le cose normali. Ha tenuto sempre la barra dritta anche in una città dove non sempre è facile farlo. Poi non penso che siamo stati così tante volte sull'orlo del baratro. Quinto in classifica non è l'orlo del baratro, io sono stato quintultimo in classifica e fuori da ogni competizione, lì mi sono sentito più sotto pressione.

Durante l'infortunio hai pensato di smettere?
Io cerco di essere realista, era un punto interrogativo. Non ho mai pensato di aver smesso, ho fatto 3 mesi da calciatore serio e ho fatto di tutto per rientrare. Il punto di domanda che ho ancora adesso è come reggerà la mia condizione fisica, come risponderà il ginocchio. Magari un'operazione non l'avrei retta ma  se sto così non vedo perché debba smettere. Se io sto bene e con il giusto minutaggio penso che potrei ancora giocare.

Questa partita può essere il coronamento che sancisce l'uscita da un momento difficile?
Giorno dopo giorno ogni risposta che mi da il ginocchio sono piccoli successi. Io credo che si debba pensare alla partita, la cosa importante è quella. Ma per me non è sapere se giocherò 6 mesi o un anno. La cosa importante è pensare collettivamente non singolarmente. Domani abbiamo una partita da vincere, non per fare dei test sulla mia condizione fisica. L'importante è la squadra.