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Ecco Borini, il pirata in Europa


GAZZETTA DELLO SPORT  - Ad un certo punto si accorse che non bastava avere a portata di metropolitana l'abbazia di Westminster, i teatri di Shaftesbury o i mercatini di Camden. A 16 anni Fabio Borini era quello che siamo stati tutti: un ragazzo in cerca della sua strada. Il problema, però, è che provare a trovarla a centinaia di chilometri da Padulle, la cittadina nei pressi di Bologna dove abita la sua famiglia, non era così facile come poteva sembrare.

Coltello tra i denti I sogni, d'altronde, a volte costano cari. Lasciate le giovanili rossoblu dove era entrato a dieci anni, nel 2007 l'attaccante si trasferiva al Chelsea, ma più che le zone chic di Abramovich, Fabio ha calpestato i corridoi della casetta della famiglia che lo alloggiava a Cobham, a due passi dal centro di allenamento del club. In quei giorni pieni di tanti interrogativi e poche risposte, a Borini venne in mente il suo stile di esultanza: il coltello tra i denti. «L'avevo studiata con gli amici in un momento di difficoltà personale — ha raccontato — ed è un simbolo che mi rappresenta totalmente: così faccio capire che sono uno che non molla facilmente». Lo hanno compreso anche al Chelsea, bravi a coccolarlo nei periodi in cui soffriva di nostalgia, ma spigolosi quando si parlava di rinnovo contrattuale. «L'allora responsabile del settore giovanile, Mark Arnesen, i primi tempi concedeva dei permessi speciali a Fabio per farlo tornare a casa — spiega il suo manager Marco De Marchi — e gli è stato sempre molto vicino. Ma il momento più duro è arrivato l'anno scorso, quando si discuteva di contratto e loro lo retrocessero fra le riserve prima di piazzarlo allo Swansea, in Galles». L'anticamera dei saluti, che però non gli hanno mai impedito di definireAncelotti «quasi un secondo padre».

Rompicoglioni Col sorriso sulle labbra, Carletto lo ha ricambiato così: «È un rompicoglioni. Cioè va sempre a dare fastidio agli avversari, a pressarli, a metterli in difficoltà». Insomma, il paradigma della punta che vorrebbe qualsiasi allenatore. Non è un caso, perciò, che Luis Enrique gli abbia fatto scalare in fretta tutte le gerarchie dell'attacco, tant'è che ormai Fabio in questo girone di ritorno è sempre partito titolare, scavalcando prima Bojan e due giorni fa anche Lamela. Risultato? Causa stop per infortunio, in 15 gare giocate in campionato (11 da titolare) ha già segnato 6 gol (7 con la Coppa), diventando il numero uno dell'attacco romanista nella media reti-minuti. Borini finora va in gol ogni 158', ed in questa classifica si piazza al 7° posto della A.

Stile Inzaghi Non male per un ragazzo che affonda le radici in una famiglia appassionata di atletica. La madre Cinzia è stata maratoneta, il papà Roberto un quattrocentista e la sorella Gloria si sta facendo valere nel salto in lungo. In lungo però salta anche Fabio, che sposa un paragone fatto da Ancelotti. «In certi movimento mi rivedo un po' in Inzaghi — ha raccontato —. Lui però ha segnato e vinto tantissimo». Intanto nella scorsa stagione Borini ha guidato lo Swansea alla promozione in Premier League e, nel frattempo, si è guadagnato un posto fisso nell'Under 21 di Ciro Ferrara. Anticamera per Prandelli? Chissà, ma meglio non correre.
Riscatto Oltre la Roma, però, chi si frega le mani è anche il Parma. Tra prestito e comproprietà gli emiliani (che in estate lo hanno prelevato dall'Inghilterra) hanno ottenuto 3,5 milioni. Il riscatto, però, non è prefissato, perciò state certi che i giallorossi dovranno pagare di più, anche perché Borini non ha intenzione di fermarsi qui. «Per centrare l'obiettivo Champions servirà continuità, cattiveria e voglia di arrivare in alto». Immaginatelo con la mano tra i denti: il Pirata non ha intenzione di dare pietà.

 


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