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La Roma si scopre fragile


CORSPORT (A. MAGLIE) - Ora è allarme difesa. Venticinque gol incassati in campionato, sette nelle ultime due trasferte considerando quella di Coppa Italia, a Torino, otto nelle ultime tre partite. La Roma non sa più difendersi: concede tanto agli avversari, ogni palla che arriva nella metà campo giallorossa si trasforma in un pericolo, anche ieri sera contro il Cagliari che pure in casa non segnava da duecentoventisette minuti (il cronometro si è fermato con il primo gol di Thiago Ribeiro), che in assoluto era, prima di ieri sera, il peggiore attacco del campionato (superato solo da quello del Cesena) con la miseria di sedici gol realizzati. In un solo colpo, i sardi hanno migliorato di un quarto il loro bottino. E a parte i meriti di Pinilla, Thiago Ribeiro, Ekdal e Ibarbo, a fare la differenza hanno provveduto soprattutto i demeriti della Roma, una squadra che sembra aver smarrito tutti gli equilibri, che non riesce a trovare il bandolo della matassa. A Torino, contro la Juve, la squadra ha smarrito le certezze faticosamente trovate.
PAURE - All’orizzonte si profila l’Inter che a livello di fase difensiva non è che ieri sera sia andata molto meglio ma le potenzialità della squadra di Ranieri sono decisamente superiori a quelle del Cagliari. Con grande sincerità ieri sera Luis Enrique ha sottolineato: «Così non si può andare avanti». Ma ora il tecnico dovrà scoprire il male oscuro che ha azzerato le lancette del tempo, riportandole indietro, alle prime giornate di questo campionato, alle prime gare di questa stagione, quando la Roma faticava a inquadrare la porta avversaria mentre non faticava affatto a concedere contropiedi agli avversari. (...)  
EQUILIBRI - Ieri sera sul terreno di gioco del Sant’Elia si è vista una Roma fragile, a volte lunga, con le distanze tra i reparti che si allargavano pericolosamente. La sostanza è che le prestazioni difensive di questi ultimi tempi sono frutto della mancanza di equilibri. Non funziona la Roma, non funziona lo schermo davanti alla difesa. Gago, insomma, non è De Rossi.Luis Enrique nega che gli interrogativi sollevati dalla sconfitta di ieri possano essere risolti con il riferimento a un solo uomo. E ha ragione perché accanto a De Rossi e al suo gigantesco rendimento, bisogna sottolineare la continua involuzione di Kjaer, la mancata crescita di Josè Angel, le leggerezze di Rosi. Il povero Juan ieri sera ha provato a tenere in piedi la baracca ma alla fine ha ceduto anche lui perché nessuno protegge la difesa: non il centrocampo e nemmeno gli attaccanti che pure, in un modolo come questo dovrebbero sacrificarsi molto, molto di più.  


 


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