La Roma sbarca in Giappone – Diario di viaggio (Day 3)

RETESPORT IN GIAPPONE (dal nostro inviato Gianluigi d’Orsi) – In pochi credevano che sarebbe stato così importante quando Hidetoshi Nakata, nel gennaio del 2000, sbarcò a Roma durante il mercato di riparazione: Aveva 23 anni, un’ ottima stagione a Perugia dietro le spalle ed un colosso come Francesco Totti davanti, a sbarrargli la visione del campo. Forse in pochi sapevano che Hidetoshi era stato determinante qualche anno prima, in occasione della vittoria della coppa delle coppe dell’AFC quando giocava ancora nel suo Paese. La sua stella tornò a brillare nell’attimo giusto, il maggio successivo nel momento più importante, consegnandolo per sempre alla storia della Roma in maniera inattesa ma imperitura. Oggi forse in pochi si aspettavano che, una volta arrivati in Giappone, i ragazzi di Mou avrebbero trovato una marea di tifosi giapponesi ad aspettarli: intere famiglie con tanto di bimbi piccoli al seguito, tutti speranzosi di strappare una foto o un autografo. Quando il bus della squadra è sparito tra lo stupore mio e di Romolo, i tanti fan nipponici non si sono arresi ripresentandosi allo store di Shibuya, dove in una notte non solo è stato allestito il negozio, ma dove adesso esiste pure un piccolo museo, un condensato della storia della As Roma. Non solo la Conference, anche le due maglie di Nakata di quella stagione magica. Finalmente la Roma è qui, e loro non si sono voluti arrendere nonostante il primo impatto con i giallorossi non sia stato dei migliori; non ci stanno a deludere, anche se inizialmente sono stati proprio loro ad esserlo, un pochino. In fondo in fondo non sono diversi dagli altri tifosi della Magica: amore incondizionato e voglia di esserci, sempre. Ora la squadra è qui dopo diciott’anni, conta solo questo, si va avanti nonostante tutto, pioggia compresa, proprio come il “loro” Hidetoshi Nakata.

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