Mourinho: “Roma è speciale, i tifosi hanno capito che lottavo per loro. Dopo Budapest ero morto

Mourinho: “Roma è speciale, i tifosi hanno capito che lottavo per loro. Dopo Budapest ero morto

Interviste

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Josè Mourinho ha parlato ai microfoni del Corriere dello Sport, nel podcast esclusivo diretto da Ivan Zazzaroni.

Ecco lo stralcio dedicato alla Roma:

“Ho sempre avuto connessioni speciali con i club, Inter, Roma, Manchester, Chelsea, Real, sono uscito sempre bene. Sai quanto mi ha fatto male l’addio alla Roma, non esiste una parola mia contro la Roma, contro la proprietà. Ho fatto un commento negativo e dopo mi sono scusato con Tiago Pinto e ci sta. Quando esco, lo faccio sempre con pulizia. Esco sempre con il sentimento che sarà sempre casa mia. Il ritorno a Madrid vuol dire tornare a casa, furono tre anni che sicuramente ebbero il valore di 30 anni, un periodo molto specifico e tornare a casa per questo legame speciale che ho avuto col club”

Il tuo rapporto con Roma? I romanisti ti accoglieranno in maniera impressionante. E’ vero hai vinto e poi hai fatto un’altra finale. C’è però ancora un rapporto viscerale con Roma, forse paragonabile forse a Liedholm?
“Speciali loro con me, io dico sempre che il giorno che arrivai a Roma e uscii dall’aereo c’erano 1000 persone, ma non avevo fatto nulla, non avevo vinto niente per questa gente e mi chiedevo perchè? Ha avuto un grande impatto, non meritavo questo ma questa è Roma, lo capisci dopo. Poi si è creata una connessione pazzesca, loro capivano che io non mi sono mai preoccupato della mia immagine, dei rapporti con la proprietà, con la politica del calcio italiano, con la stampa. Tu sei uno dei due-tre giornalisti con cui ho avuto un rapporto in Italia. Loro hanno capito che per me esisteva solo la Roma e i romanisti. Ho lottato per loro, ho dato tutto. Abbiamo vinto una competizione che per un club che magari vince tanto può aver meno significato, ma per un club che non vince tanto può avere invece un grande significato. Un mio amico procuratore mi ha mandato la foto dell’ingresso a Trigoria e c’è sempre e solo la Conference. I tifosi hanno mostrato un amore che ti tocca per il club. Ho fatto degli errori, ho perso partite, ho sbagliato a volte, ma loro hanno sempre compreso che io lottavo per loro. La finale di Budapest è il punto massimo di questa connessione dove ovviamente per me finisce la finale, andiamo in vacanza, quando torno ero morto, per l’UEFA che mi ha fatto pagare per una cosa che era mia responsabilità – i fatti in aeroporto – la mia erano gli insulti all’arbitro in garage, non dovevo pagare per l’aeroporto. Ho pagato per il rapporto con la proprietà, che aveva un profilo e un approccio diverso dal mio per quello che era successo in finale. Ero già morto e dopo pochi mesi sono andato via”

Totti? Ti stupisce sia fuori dalla Roma ancora?
“Francesco non si tocca. Io non mi sento né vicino a lui, né il secondo che sta nel cuore della gente dopo di lui, la Roma ha una storia bellissima seppur con pochi commenti di gloria. Ha giocatori storici come Bruno Conti che amo, sono stato lì e ho dato tutto e la gente ha capito che ho dato tutto. La finale di Budapest più della finale vinta, è una finale che definisce il sentimento che loro hanno verso di me”

Anche Bruno è fuori. In Europa il rapporto con i grandi miti delle squadre, se sei una leggenda del club resti
“Non sempre. Io penso che il Real si definisce anche per la sua classe, è un club di classe. Quando tu guardi il presidente, l’amministrazione, gli ambasciatori, è un grande club che coltiva il rispetto massimo per la gente che lo merita. Ma non è sempre così”

Che accoglienza ti aspetti all’Olimpico? Che striscioni?
“Nessuno striscione, non mi aspetto nulla. Mi aspetto rispetto, ancora io non ho iniziato a preparare quella partita, né sul piano tecnico-tattico, né sul piano emozionale da ex che torna a casa. Non ho ancora pensato su questo. Mi devo difendere (ride ndr) e prepararmi nel miglior modo possibile affinché riesca a fare bene il mio lavoro. Devo concentrarmi sul lavoro e cercare di tenere da parte il pensiero di dove sarò, contro chi giocherò. Mi è capitato con l’Inter qualche mese fa, con il Chelsea quando tornai a Londra a giocare contro i Blues, ma devo dire che Roma è diversa e per la prima volta dovrò fare quella strada che porta allo stadio, dalla zona del Foro Italico, senza una passione da parte dei tifosi della Roma. Devo anche preparare i miei giocatori a questo, perchè è un modo diverso di vivere la partita, i miei sono giocatori di altissimo livello, abituati a giocare finali di ogni genere, ma devo prepararli per la bellezza dell’avversario, sarà difficilissimo giocare lì”